Pensare positivo non è sempre così facile come lo si dipinge.
Se fossimo nella ormai famosissima pubblicità dell'Unieuro sapremmo che l'ottimismo è il sale della vita...ma siamo nella realtà e questa, fra batoste e disillusioni, ogni tanto ce lo impedisce.
L'ottimismo illumina le menti semplici: sarà anche vero, ma cosa dovrei fare? Fare domanda in carta bollata per reclamare una mente un pò più semplice della mia? E, anche se lo facessi, chi prenderebbe in considerazione il mio reclamo?
E allora diciamo che più di un immotivato ottimismo ci servirebbe un pochino di fatalismo in più, quel tanto sufficiente per non dannarsi alla continua ricerca di come cambiare le cose (grandi o piccole) che ci piacciono meno.
Ci provo, giuro che ogni tanto io ci provo: mi capita qualcosa che non gradisco, cerco di fare spallucce e di dire che in fondo non è la fine del mondo, che anche se qualcosa non va come dico io non succede niente, che bisogna guardare le cose con un'ottica più sbilanciata al futuro e non fossilizzarsi su ogni singolo particolare...il quadro di insieme è quello che bisogna vedere!
Ecco, io ci provo...poi dopo mezz'ora di questi ragionamenti giustissimi, mi alzo sacramentando, mi tiro su le maniche, e brontolando come solo una donna incazzata sa fare, comincio a mettermi all'opera perchè tutto torni come DEVE essere. Non ce la faccio a lasciar stare...è più forte di me.
E notate che predico bene! Lo dico anche a familiari ed amici: lascia stare, chi te lo fa fare di arrabbiarti tanto per ottenere poco?
Un buon consiglio vero?
E allora perchè io non riesco a seguirlo? Se c'è qualche fatalista che mi legge mi spieghi come fa...giuro che ne ho bisogno!